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Un quadro che appendo

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Che consiglio daresti a te da adolescente?

MONDO REALE: ormai ci siamo abituati, il blog tramite la funzione “richieste” vuole ispirarci e sarebbe imprudente non approfittarne!

Questo però non è uno spazio di psico-racconti allora per rispondere a “cosa consigli a te adolescente”, facciamo riferimento all’infanzia e adolescenza dell’ultima arrivata fra i nostri protagonisti.

MONDO POSITIVO: Greta non ha mai sofferto di insonnia nella sua vita, ma da quando ha visto il gelato vegano della Pro Loco si addormenta a fatica: : i fantasmi della sua infanzia e adolescenza continuano a perseguitarla e soltanto Freddie, senza volerlo né saperlo, riesce a entrare nel suo inconscio decifrando i messaggi inquietanti dei suoi incubi. “Un quadro che appendo”? Cosa significherà?


Greta Flaminia Lando: un quadro che appendo

Dopo che Adri mi aveva aiutato a capire il doppio gioco del mio più caro amico, ho ricominciato ogni notte ad avere gli incubi da cui pensavo di essermi liberata almeno da un decennio. “Ogni giorno che va via è un quadro che appendo”, il ritornello di una vecchia canzone aveva ripreso a perseguitarmi in sogno.

Ma anche durante il giorno era impossibile trovare la serenità: passavo le ore in lacrime trascurando lo studio e le attività del Sindacato perché mi perdevo nella nostalgia con le foto mie e di Riccardo sul telefono. Date e luoghi immortalati sul display, insieme ai nostri volti sorridenti, continuavano a mostrarmi il recente passato: io e Ricky a gustarci un magnifico panino alla Nutriella, il suo abbraccio dopo la mia presentazione al Campus di via Nureyev, la volta in cui mi ha sollevato di peso per poi lanciarmi dentro la piscina durante il soggiorno alle terme di Bugliano a mare.

Come dev’essere a volte, ho perso per sempre l’immagine dei miei ricordi migliori e quelli più tristi continuano a causarmi sofferenza. C’è Freddie accanto a me, il padre della ragazza che amo di più al mondo e ormai è più di due settimane che mi sopporta quando gli racconto le mie frustrazioni.

Perché, mi chiedo; perché le persone non hanno il coraggio di dirmi le cose in faccia e lasciano la responsabilità ai dispositivi elettronici! Mi sono fidata di Riccardo e adesso apprendo che forse è complice di un criminale, credono tutti sia semplice farsene una ragione?

L’avessi avuto a suo tempo, un apparecchio come lo smartphone; altro che disegni sui fogli di carta, bruciati o buttati via da mia madre adottiva. Avessi in mano quei ricordi potrei svelare una verità che adesso tutti liquidano come la paranoia di una ragazza mitomane e complottista.

Per fortuna sono riuscita a salvare almeno quella videocassetta, la canzone Polly Wolly Doodle che io e la mia amica di sempre abbiamo cantato insieme e, appena ho avuto i mezzi e le capacità, , l’ho convertita in digitale.

A otto anni nel lontano 1994 avevo già capito come si rubava; sapevo di non doverlo fare ma quella cassetta nello studio del dottor White era una tentazione troppo forte, l’ho conservata in mezzo alle coperte e mai nessuno è venuto a reclamarla tanto che me la sono portata a Bugliano quando mi hanno adottato.

Più avanti, a 15 anni, ispirata da quel video avevo iniziato a disegnare e tappezzavo i muri di casa con fogli che puntualmente mamma faceva sparire, mentre ero a scuola.

Amavo definirli “i miei quadri” e passavo anche le notti a crearli, col nastro adesivo li attaccavo al muro di fronte al mio letto perché mi facessero compagnia e rinunciai solo quando, un pomeriggio, capitò l’irreparabile.

I miei sono sempre stati severi con me e quella era una delle prime volte in cui tornavo da scuola in bicicletta, solo troppo tardi capii la ragione di una libertà che non mi veniva concessa mai.

Appena raggiunsi la mia stanza mi meravigliai quando vidi che i disegni stavano ancora appesi al loro posto e mamma aspettava seduta sul mio letto; mi avvicinai a lei sorridendo, finalmente voleva parlare con me e forse comprendere il significato delle mie creazioni!

Invece iniziò a staccare i disegni uno a uno, me li diede in mano e afferrandomi per un braccio mi portò in giardino. Mi costrinse a guardarli un’ultima volta poi, con una bottiglia di alcool e un fiammifero, diede loro fuoco tenendomi ferma mentre i miei lavori si incenerivano sotto i miei occhi.

“Sei sporca dentro e non posso farci molto”, mi disse incurante delle mie lacrime; “ma abbi la decenza di non lasciare certa merda in casa mia!”

Freddie è stato senza parlare durante il mio racconto, ormai non riuscivo più a trattenere il pianto e mi sono appoggiata alla sua spalla. “Dev’esser stata un’umiliazione terribile, Greta. E tuo padre ti difendeva, oppure no?”

Papà era l’unico a capirmi anche se si comportava da uomo sottomesso, però quando mamma era fuori lui con la scusa di accompagnarmi a danza mi faceva fare lunghi giri in macchina, sempre con la musica accesa; ricordo ancora oggi alcune parole di un brano amato da mio padre e proibito da mamma: “ogni giorno che va via è un quadro che appendo”.

Ho completamente rimosso tutta la canzone ma la faccenda del quadro mi è rimasta, immagino ancora quel ragazzo che dipinge e si tiene appesi al muro i ricordi di ogni giornata. Lo stesso ritornello ad apparirmi in sogno ultimamente!

“Forse si parla di morte”, mi suggerisce Freddie; “sai nulla di chi era l’autore? Lo cerchiamo in Internet? Anch’io quando ero malato amavo scrivere e disegnare tutto quello che vivevo, sai mi piaceva l’idea di lasciare qualcosa alle persone dopo di me.”

Non ho la minima idea, so solo di avere ogni notte l’incubo dei fogli che bruciano e una voce che dal cielo canta il ritornello e non riesco più a liberarmene.

Tornassi indietro, ripensando alla mia adolescenza penso a quanto avrei dovuto ribellarmi a mia madre, non permetterle di bruciare i disegni, spegnere il fuoco in tempo…


Freddie: da cantante a psicologo?

Capire dalla chat di un estraneo che mia figlia stava insieme a una ragazza avrebbe scandalizzato qualsiasi genitore, ma non me. In più di trent’anni che ignoravo la sua esistenza ogni notizia su Tatiana era una novità che dovevo approfondire senza giudicare.

Ero pronto ad accettare chiunque accanto a lei, l’importante era che non si infilasse nei guai visto che il serial killer stava ancora in giro. Anche se devo ammetterlo, da quando ho capito quale complice si è scelto, il Dissanguatore mi fa meno paura: prima o poi un ragazzino vissuto in mezzo ai giochi come Riccardo fa un passo falso e casca in mano alla polizia, garantito, e io farò tutto il possibile affinché ciò accada al più presto.

Se mia figlia è tranquilla, però, è la sua ragazza a preoccuparmi: sono settimane che invece di rimanere con Tatiana, Greta viene da me! Possibile che da leggenda del rock io sia diventato psicologo?


Tatiana: messaggi e ricordi

Quando Freddie mi chiama durante la notte, ha sempre bisogno di aiuto e anche stavolta non si smentisce: c’è Greta con lui, in lacrime, seduta alla scrivania di mio padre con davanti un blocco note e una penna.

“Le ho chiesto di disegnare i suoi incubi e guarda qui!”

Su uno dei fogli era rappresentato, stilizzato, il sole coi raggi luminosi che conosco troppo bene: il logo di Sunshine House, trovato anche nel vassoio al ristorante dove Greta stessa ci aveva servito il pollo fritto.

In un altro foglio, si leggeva una strana scritta: “Bene, Oggi Niente Omicidi. 15 maggio 1994.”

Come può essere, nel 1994 eravamo bambine entrambe e non sapevamo ancora l’italiano! Ma se ancora oggi Greta ha in mente frase e data, avrà vissuto uno spavento terribile.

“Bisogna parlarne con Adri”, ha suggerito Freddie. “Altrimenti qui non se ne esce. Ma cos’è accaduto quel giorno di tanti anni fa?”

“Il giorno in cui mi hanno portato in Italia”, ha spiegato Greta senza mai smettere di guardarmi negli occhi. “Sono andata via per sempre da Sunshine House coi miei genitori, e ti ho vista dopo mesi che non mi permettevano di avvicinarmi a te. Ma non mi hai degnata di uno sguardo.”

Per me sinceramente quello è stato un giorno come troppi altri, fra lezioni di inglese e medicine, ero uscita per l’intervallo ma aveva iniziato a piovere e la maestra Poliksena ci aveva fatti rientrare quasi subito.

“E poi quella frase in italiano. Bene, Oggi Niente Omicidi. Scritta sul parasole della macchina di mamma. Non la dimenticherò mai.”


Ultima modifica:


2 risposte a “Un quadro che appendo”

  1. Avatar Kikkakonekka
    Kikkakonekka

    A me ragazzo/adolescente direi che devo essere più coraggioso, con maggiore fiducia in me stesso, e più assertivo.
    Tutte cose che mi hanno ostacolato e reso insicuro ed ansioso.

    1. Avatar Elettrona e Gifter
      Elettrona e Gifter

      quella “cosa consigli a te da adolescente” è una delle psicofrasi che WordPress propone ogni giorno allora noi prendiamo quelle che ci piacciono di più e le sfruttiamo per inventarci storie o, come nel caso dell’articolo sugli odiatori, condividere situazioni del mondo reale quand’è il caso.

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