Vita senza Internet? Un incubo

Tempo di lettura: 6 minuti

Ricordi la vita prima di Internet?

Ahimè sì che la ricordo ed era un incubo. Ah, dettagli: sono Elettrona il polo negativo dell’atomo, la metà femminile del duo che ha inventato i PlusBrothers e faccio un mezzo psicoblog perché è giusto che i nostalgici dell’off line si guardino un poco attorno anziché frignare dei “bei tempi andati”.


Coming out: tecnostress

Prima di disquisire sulla vita senza Internet facciamo un passo indietro; sicuramente adesso tutti i malinconici dei tempi andati parleranno della rete come fonte di stress ma quel fattore, se si conosce, si può gestire.

Gifter a modo suo voleva proteggermi ma non ha senso nascondersi: ero io ad aver vissuto tre settimane di tecnostress perché alcune circostanze lavorative hanno portato a una fitta comunicazione in chat, ero piena di notifiche una dietro l’altra e non riuscivo a gestirle così tutti i giorni mi veniva mal di testa! Se il superfluo è arginabile tramite le cosiddette “modalità concentrazione” cosa fare con le chat di lavoro? Temevo di essere obbligata a non toccarle invece è bastato parlare con le persone coinvolte e optare per una modalità di comunicazione meno invasiva cioè notifiche disattivate e guardarle a cadenza di 60 minuti o di più, lasciando attive solo le comunicazioni importanti.

Com’era la vita senza Internet?

Una vita alle dipendenze degli altri, in tutto e per tutto: la lettura dei libri, fruizione di giornali, comunicazione con gli amici, quella senza Internet è stata la mia infanzia e adolescenza e non ne ho affatto nostalgia perché come persona priva della vista da quando sono nata, dipendere dagli altri nel momento più delicato della propria esistenza è, senza mezzi termini, un incubo. Certamente sono arrivata dove volevo arrivare, ma se avessi potuto fare di meglio non mi sarebbe dispiaciuto.

L’incubo dei libri

Capitolo dedicato agli amanti del cartaceo per il “profumo dei libri” e il “rumore delle pagine”. Immaginatevi l’idea di avere in mano un libro Braille, quindi da leggere con le dita, ricevuto in prestito da una biblioteca dedicata.

Molti volumi sono ben conservati e i lettori sono rispettosi della “cosa pubblica”; però altri lo sono un po’ meno per cui il profumo della carta è, nel migliore dei casi, quello della polvere.

Nel peggiore è lo sporco di chissà quante dita che lasciano sulle pagine uno strato di unto o, all’estremo, puntini Braille cancellati rendendo il volume parzialmente illeggibile. Avete presente “il nome della rosa”? Ottima trama di una storia crime, avvelenare (o drogare) i libri Braille per impedire alle persone non vedenti di ottenere informazioni scomode. Ci penserò.

In più c’è da considerare il fattore spazio, perché i punti Braille ne occupano molto. Un foglio a4 solo fronte, in Braille sarà 6 fogli solo fronte, e 3 se si stampa fronte-retro. Per cui, una pagina tradizionale di un libro che contiene due facciate una davanti e una dietro, sarà 12 facciate Braille e il numero di fogli usati, dipenderà dal tipo di stampa. Solo fronte, o fronte-retro. Per dare giusto un’idea, chi viaggia in treno ed è abituato a leggersi i libri tascabili? Col Braille se lo scordi!

Adesso vi sfido a fare i conti: prendete in mano il cartaceo “It”, di Stephen King, un libro bello cicciotto. E provate a osservare una pagina fronte-retro. Immaginatevela moltiplicata per 3, o per 6… E immaginate ancora una volta lo spessore del libro in alfabeto Braille. SPOILER: per ovvie ragioni, sono più volumi.

Chi ha figli in età scolare o ricorda i libri che aveva a scuola, quanto pesavano, ecco. Faccia gli stessi conti e si immagini quanto cazzo posso aver penato io nello stesso periodo. SPOILER: non mi potevo permettere il lusso di avere un compagno di banco né di dare (o ricevere) suggerimenti o copiare, come chissà quanti adolescenti hanno fatto. “Secchiona che se la tira”, dicevano; sì, ero obbligata a esserlo. E sì, erano invidiosi del fatto che anche se non vedevo e c’erano tutti quei problemi, mi prendevo il lusso di ascoltare radio deejay il pomeriggio e nello studio ero meglio di loro.

Audiolibri? Sì, c’erano, nelle audiocassette ma anche là: era tutta roba in prestito che arrivava mezza rotta e sporca, erano (e sono tutt’ora) dei volontari a leggere, il Libro Parlato si è modernizzato ma ancora adesso sentirsi leggere Andrea Camilleri dalla Sciura Maria della bassa milanese, insomma!

Un ulteriore svantaggio dei libri forniti per non vedenti dai servizi dedicati? Non potrai mai e poi mai avere in tempo reale quelli appena usciti! Anzi, non è neanche garantita la disponibilità del libro che ami. Ora, fra un mese, fra un anno, il tuo libro preferito potrebbe non arrivare mai perché il servizio non ce l’ha a disposizione! Volontario chi legge, volontario chi fornisce i libri. Tutto gratuito, di cosa vi lamentate? Accontentatevi! Sì, grazie al cazzo..

E poi, prima del digitale, con le audiocassette non potevi dire “vado al capitolo tot”, prendi torni indietro o mandi avanti il nastro. Poi fammi fare un salto mortale carpiato all’indietro, una capriola in aria, dopodiché abbiamo finito.

Quanto è bella la libertà acquisita dal 2013 con l’avvento di iBooks (ora Apple Books) e successivamente le app Amazon Kindle per pc e iPhone rese accessibili a chi non vede: non solo acquistare opere appena uscite, ma pure poterle recensire nei social o altrove con chi ha gli stessi gusti! La libertà quella vera, un po’ come quando Gifter racconta cosa vuol dire “HIV non rilevabile non trasmissibile con la conseguente serenità che la scienza gli ha dato nella vita sessuale; comprendo come si è sentito lui, perché anche se in contesti diversi l’ho provato anch’io!

Senza internet: amicizie filtrate

D’accordo i problemi tecnici ma a livello di relazioni era parecchio pesante quando non c’era Internet: sempre restando in tema libri, quelli che non c’erano sul libro parlato o biblioteca Braille venivano registrati o scansionati al computer da mia madre. Per cui, più di qualche volta, mi sorbivo i commenti quando mi facevo comprare i libri sui vampiri. “Ma non hai altro da farmi leggere?” Che poi ho la fortuna di avere una famiglia abbastanza aperta quindi se anche leggevo materiale sui gay (tipo la storia di Freddie Mercury) non brontolavano più di tanto; ma già certi commentini bastavano per darmi fastidio!

E le amicizie? All’epoca – anni 90 – il telefono si pagava salato quindi guai! Corrispondenza cartacea, se stampavo le letterine al PC e chiedevo di spedirle a chi che sia, la sbirciatina di mamma era garantita anche se lei diceva di no; se qualcuno mi scriveva, era un incubo doverselo far leggere. La soluzione ottimale sarebbe stata quella di registrare una cassetta e mandarla però voleva dire costringere chi che sia a usare la corrispondenza audio anche se non era abituato, anch’io da parte mia odio registrare parlando di me stessa, questi ostacoli hanno ucciso un sacco di amicizie. In parole povere, un’adolescenza demmerda!

Informazione senza Internet

Altro scoglio: l’informazione! Pure quella era filtrata, lasciamo poi stare che a casa mia son tutti di destra e girano giornali abbastanza schierati. Unico mezzo di informazione che avevo, senza internet, era il televideo rai/mediaset con una scheda dentro al pc e collegata all’antenna tv. Ah, no, un momento. C’era anche un giornale chiamato “Epoca”, chiuso nella seconda metà degli anni 90, non ricordo di chi fosse ma aveva un programma su floppy disk per le persone con disabilità visiva.

Eppure malgrado tutte queste difficoltà non l’ho data vinta all’omofobia e sierofobia dei miei familiari, i quali comunque mi hanno consentito di diventare una persona diversa. Tutto quello che mi raccontavano sui gay e sull’AIDS non mi andava assolutamente giù, non so come ma intuivo che c’era qualcosa di sbagliato. Il giornale “Epoca” attraverso alcuni articoli e le lettere dei lettori, mi ha confermato che le mie sensazioni su un mondo differente da quello sierofobico erano reali, allora sono andata avanti. Ma penso a tutte quelle persone nella mia condizione con familiari più chiusi dei miei, che hanno cresciuto i figli nella discriminazione senza dare loro gli strumenti per coltivare le proprie idee, mi chiedo quante persone vulnerabili ci siano.

Senza mezzi termini, penso a quante siano le persone cresciute senza Internet e quando l’hanno avuto in mano, anziché usarlo come mezzo di crescita, lo sfruttano per distruggere e spargere odio. Gli si dà troppa colpa a questo Internet ma il vero colpevole è l’umano diseducato. Spero che ci si renda conto di quanto c’è bisogno di un’educazione digitale soprattutto agli adulti, e soprattutto spero che tutti quelli del “come si stava bene senza internet”, pensino un po’ di più che se stavano bene senza Internet è solo perché hanno avuto la fortuna di nascere e crescere con un paio di occhi funzionanti. Stessero dalla mia parte, probabilmente rimuoverebbero quella vita vulnerabile e alle dipendenze degli altri… Anche nella gestione dei soldi; perché io non ne parlo, ma ero limitata anche lì! Compreso, lo dico senza peli sulla lingua, “mamma ho finito gli assorbenti”. Adesso qualcuno abbia ancora il coraggio di dire a me “si stava meglio quando si stava peggio” che lo mando a cagare così seduta stante.

6 commenti su “Vita senza Internet? Un incubo”

  1. Sei la classica persona cui la tecnologia ha dato una grosso aiuto, per migliorare – dove possibile – la qualità della vita.

    Come tutte le cose: se vengono utilizzate in modo sano ed intelligente ed utile, è un bene per tutti.
    Ma non tutti usano internet e la tecnologia in modo “positivo”, lo sappiamo.

    Rispondi
    • C’è un’altra cosa però da tenere in considerazione: l’abuso di Internet a volte arriva proprio da chi è educatore o insegnante. Nel senso che sempre meno ragazzini privi della vista, vengono indirizzati al Braille. Con la conseguente impossibilità di imparare l’esplorazione tattile degli ambienti. Va bene lo smartphone va bene tutto ma una cazzo di mappa in rilievo fagliela toccare! Una cazzo di scacchiera anche se non diventano Kasparov. Invece per risparmiare soldi, li convincono che avere un iPhone o iPad nelle mani, gli farà vedere il mondo. Mettiamoci poi che ancora nell’epoca delle intelligenze artificiali i dispositivi Braille sono ancora fatti con tecnologie costosissime e con una riga sola!

      La ricerca ancora non si è mossa abbastanza per un materiale affidabile e robusto abbastanza. Ma non entro nel tecnico se no oltre a incazzarmi parlo un linguaggio che mezza blogosfera non comprende, oltre ad andare clamorosamente off topic.

      Rispondi
  2. Hai ragione, è stato un immenso passo in avanti, utile e in continua evoluzione. Se qualcuno poi lo usa male, in modo eccessivo o in malo modo è un problema dell’utente, non di Internet. Come sempre si cerca di scaricare le responsabilità ad altri, ma internet è stata una gran scoperta, molto utile in ogni campo. Buon pomeriggio.

    Rispondi
    • come l’intelligenza artificiale addirittura la equiparano alle bombe atomiche. La uso quotidianamente da 10 anni – la prima app di descrizione foto “tap tap see” risale al 2013 e ancora ricordo la prima descrizione “cane golden retriever sul letto”. Pazienza dirmi che è un cane ma pure la razza!

      Adesso aspetto un’altra app si chiama virtual volunteer e dovrebbe uscire a fine ottobre 2023 dopodiché mando Gifter in pensione. No scherzi a parte lui è un amico non un descrittore di foto ma è chiaro che se qualche testa di cazzo mi manda i menu delle pizzerie in formato immagine, adesso rompo le scatole a Gifter. Poi però lui riprenderebbe FINALMENTE a essere solo un mio amico e non anche un “occhio on demand”. Non è quello il compito di amici, familiari, partner.

      Anche perché le teste vuote del “che bella la vita senza internet” non si rendono conto della pericolosità di certi messaggi. Niente di romantico in un rapporto di amicizia o amore dove uno ti dice “qual è il problema? Sono io i tuoi occhi”. Sottotitolo: “così ti tengo sotto controllo e se mi lasci ti metti nei guai”.

      Tecnologia tutta la vita, e relazioni con le persone autentiche, non basate sull’aiuto logistico.

      Rispondi

Rispondi