Voglio rompere il silenzio

HIV di Bugliano in molti casi può essere un testimone scomodo e nessuno al momento è riuscito a eliminarlo, né tanto meno a farlo stare in silenzio… Meglio così.


Anch’io ho una coscienza!

Posso dirlo? Sono stanco. Ne ho abbastanza di voi umani e le vostre contraddizioni, non ce la faccio più a sentirmi offendere e trattare come il peggiore dei criminali solo perché non siete mai stati in grado di comunicare con me. Sono millenni che mi sforzo a parlarvi e solo ultimamente con alcuni riesco ad avere un confronto diretto per il quale ringrazio l’università di Bugliano, nessun altro.

Peccato che anche qui: tutti buoni tutti bravi, poi per un vostro segreto che rischia di venire a galla voi chiudete il campus? Fate sul serio? Ebbene, sono disposto a tutto pur di salvare chi mi ha consentito di raggiungere la laurea in enigmistica perché se voi siete ingrati verso chi vi aiuta, io no. Io ho una coscienza e cerco di restituire con gli interessi, nel bene e nel male, ciò che mi viene dato.

Non è ancora il momento di farvi sapere quante volte la giustizia ha potuto fare il proprio corso grazie alla mia presenza, dove la criminalità aveva eliminato i testimoni scomodi; ho ancora bisogno di far credere alla polizia e magistratura quanto siano state capaci nella risoluzione di casi complessi, ma sappiate che prima o poi il tempo darà le risposte.

Qualcosa da nascondere

Impossibile per me accettare che un negativo decida le sorti del campus in cui mi sono laureato specialmente quando la stessa persona copre l’uccisione di qualcuno a me caro come Valentino e Arianna, due biohazard infiltrati negli affari illeciti di una discutibile associazione e intenzionati a smantellare la corruzione all’università, ma che hanno pagato con la vita la loro sete di giustizia.

Umberto Ganni potrà anche annullarmi la laurea se vuole ma io ho rifatto il master in enigmistica presso la Space and Mars University Of Life i cui insegnanti sono molto più preparati della IBUOL quindi non ho assolutamente nulla da perdere, anzi i voti della SMUOL sono decisamente più alti di quelli ottenuti a Bugliano; romperò il silenzio, a questo punto me ne frega meno di zero.

2014: ultimo giorno di Arianna

“Perdonami, HIV, perdonami.” Sdraiata sul divano col volto premuto sul cuscino, Arianna Preziosi si asciugò le lacrime con la giacca della tuta. “Perdonami se puoi!”

E di cosa? Valentino era minorenne quando è risultato positivo, certo, ma avrebbe compiuto 18 anni la settimana successiva. Giorno più giorno meno cosa sarebbe cambiato? Solo una complicazione per le leggi umane, noi però eravamo tutti consenzienti me compreso fin dall’inizio e se non avessi io voluto trasmettermi, il ragazzo sarebbe rimasto ancora negativo.

“Sto parlando di me. Ti ho bloccato coi farmaci e poi stasera, ecco, ho accettato di uscire con uno e divertirmi un po’, non potrò convertirlo nemmeno volendo. Scusami!”

Scelta difficile la nostra: io mi sono sempre opposto a entrare nel sangue di chi spende soldi per ottenere il risultato positivo, Arianna con quel denaro doveva mantenere suo figlio allora siamo arrivati a un compromesso: lei avrebbe preso i farmaci e, una volta azzerata la carica virale, l’attività in associazione inclusa la vendita dei falsi virus sarebbe continuata.

Le feci presente che da bloccato non avrei potuto salvarla in situazioni di pericolo ma lei mi rassicurò: “io sono attenta, HIV, so che la tua vita vale quanto la mia per cui non preoccuparti che ci salveremo!”

Invece quella sera non successe così: il negativo le offrì una bevanda drogata e in pochi minuti Ari perse conoscenza anche se a me il veleno non fece paura e rimasi vigile, testimone di quanto accadeva ma impossibilitato a fermare chi ha il sangue vuoto.

2014: Il silenzio della notte

Il tizio chinato su Arianna era qualcuno che conoscevo bene! Lo sentii discutere al telefono, non capii granché ma pochi minuti dopo sulla porta si presentò un’altra persona che teneva in mano un coltello e un contenitore. “Recidiamo la giugulare?” domandò il nuovo arrivato. “O l’arteria femorale, come ti va meglio?”

Il primo uomo non si fece pregare e strappò il coltello dalla mano dell’amico, che intanto aveva già posizionato il contenitore sotto la gola della vittima: “sangue positivo, prima di addormentarsi mi ha detto che è non rilevabile ma noi dobbiamo evitare di sprecarlo comunque! Raccogli più che puoi!”

“Mai paura”, sorrise l’altro. “Ce lo iniettiamo con una siringa e saremo positivi senza aspettare consensi e cazzate varie.”

Nemmeno io ho problemi, pensai. E li lasciai negativi come due stronzi anche dopo che il sangue della povera Arianna fu completamente esaurito.

Ma se non bastava l’orrore che fui costretto a vedere, la coppia diabolica trasportò il corpo in un altro luogo fuori Bugliano dove non ero mai stato, una specie di laboratorio pieno di animali impagliati e altri in corso di lavorazione.

A detta della scienza umana io dovrei morire quando l’essere che mi ospita perde la vita, io invece ho messo in campo ogni mia energia per resistere anche quando altre mani crudeli hanno sfregiato Ari svuotandole il corpo dal cuore, dal cervello e forse anche dall’anima. Speravano di eliminarmi, così? Non lo so!

Della cara insegnante di musica che amava suonare i brani dei Queen rimase solo una figura vuota, che presto venne riempita di altre sostanze inanimate e posizionata, in piedi, dentro un armadio nascosto dietro al poster di Freddie Mercury nel salotto di chi le aveva offerto il caffè drogato.

2022: scherzare col fuoco

Un rischio troppo alto indicare a Floyd o Adri l’abitazione del killer e consentire il ritrovamento del corpo, bisognava escogitare un diversivo. La presa elettrica che alimentava il diffusore di profumi posizionato accanto alla vetrina tomba della povera Arianna, casualmente andava a fuoco rischiando di bruciare il poster e tutto il resto. Qualsiasi persona civile salverebbe Freddie Mercury da un incendio anche se è solo una figura disegnata e infatti così è stato!

Con la differenza che fra l’esecutore materiale del delitto e l’altro uomo non esiste più la complicità di un tempo: “senti amico, tu mi hai illuso, mi avevi promesso che lei sarebbe stata con me per sempre e invece adesso ci toccherà seppellirla. Non dovevo procurarti il coltello maledetto quel giorno!”

“Io ho solo cercato di aiutarti”, risponde l’omicida. “Hai visto anche tu come è rimasta bella? Non fosse stato per me che l’ho resa immortale, avreste continuato una relazione a distanza fino a quando?”

L’uomo del contenitore si mette a piangere e si rassegna ad aprire la vetrina con una chiave. “Se vuoi liberartene almeno portala in un posto sicuro, o restituiscila a sua madre. Io non ne voglio saper più niente perché mi basta averle detto addio da qui. Te lo ripeto, abbiamo sbagliato tutto.”

“Sì però il suo sangue non ti ha fatto schifo: una dose l’hai bevuta e un’altra in vena, hai cercato la conversione anche tu e ci hai goduto pure, non negarlo!”

L’ex complice lancia un’occhiataccia al dissanguatore e gli mostra il medaglione col biohazard: “ecco, sì, io ho ottenuto il virus in altro modo e proprio il mio gifter mi ha fatto capire quanto sia stato idiota a seguire i tuoi consigli! Perciò credo sia giunto il momento di finirla con queste morti insensate.”

Una risata fragorosa esce dalle labbra del dissanguatore, che afferra il collo dell’altro uomo senza alcuna esitazione. “Morto più morto meno, sei diventato un peso!”

Devo agire in fretta se voglio tentare di salvarlo, sapere che è positivo mi ha indotto a riflettere senza lasciarmi condizionare dalle apparenze: doveva esserci una spiegazione se è svenuto ora e non quando il suo amico ha ucciso Arianna, e sta a me scoprirla.

Il corpo del malcapitato si accascia senza un lamento e l’assassino molla la presa, convinto di averlo strozzato: “sei un debole Turnpike, neanche sei capace di lottare per vivere! Penso io a far trovare questa poco di buono in un posto strategico. La scambieranno per una bambola gonfiabile e risolto il problema!”

No, cazzo no. Floyd Turnpike tanto disperato per la scomparsa di Arianna è il primo ad aver fornito al dissanguatore l’arma che l’ha uccisa? Era presente e non ha mosso un dito per evitare tutto ciò?

Mi chiedo perché ho tirato fuori il coraggio di farlo svenire adesso, e non nel 2014; fatto sta che quella sul letto di Ganni non è una bambola, decisamente no! E nel prossimo breve periodo avrò modo di affrontare Turnpike anche utilizzando l’opzione AIDS, se fosse opportuno. A questo punto non c’è più niente da perdere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: