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Primo contatto

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Bugliano, 23 novembre 2021. Freddie finalmente libero inizia piano piano ad avere un primo contatto con un mondo che non è più il suo.


Fingersi morto

Per quanto tempo ho sognato l’attimo in cui mi sarei finalmente tolto la maschera riprendendo possesso della mia identità e, ora che è arrivato il momento, mi sento perso molto più di prima; no, uomini liberi, non potete capire cosa significhi vivere per anni col nome di un altro quando tutto il mondo ti crede morto.

Non siete lontanamente in grado di immaginare quanto sia doloroso sapere da altri che hai una figlia, individuare di chi si tratta, voler esserci fisicamente e moralmente per lei ma doverti adattare giorno dopo giorno a spiarla, unico modo per accertarti che le vada tutto bene.

E poi improvvisamente ti senti considerare addirittura uno stalker dalla comunità che ti ha accolto, perché hai osato regalare alcuni dolcetti alla ragazza in questione lasciandole i pacchetti davanti alla porta della stanza dove dorme.

Vorresti urlare, presentarti a quelle persone a volto scoperto ma il medico che ti ha sempre protetto dice no, è pericoloso, tu per tutti sei morto quindi non ti puoi muovere: li spaventeresti.

Riprendersi la libertà

Sono arrivato al punto che non ne potevo più e ho aspettato lo scoccare della mezzanotte, il passaggio tra il 22 e 23 novembre 2021 per prendere l’iniziativa, che Raymond Still volesse o meno; così vi ho mandato il primo contatto, la lettera che avete trovato oggi sulla piattaforma on line. Ora tutti sapete, ma a me importa di più che Tatiana sappia; lei è cresciuta sola e ha molto più diritto di avermi accanto.

Primo contatto

Ora credetemi, senza maschera non mi riconosco più e Raymond Still non fa molto per aiutarmi, ha sempre il solito atteggiamento di supponenza. Mi aveva avvertito, dice lui, che la libertà doveva arrivare gradualmente e io invece me la sono preso con la forza ma che cosa dovevo fare? Lasciare che la mia stessa figlia, ammesso che sia davvero tale, mi mandasse in galera per violenze mai commesse? No, vada come vada, io ho il dovere di metterci la faccia perché se non fai del male non devi avere il timore di mostrarti.

Ho solo la certezza di essere nato nel 1946 e ora anagraficamente sarei quello che si dice un anziano ma fisicamente e mentalmente mi sento forte ed energico come se dagli anni 1980 a ora, non fosse cambiato nulla.

Prendo dei farmaci, Still sostiene che siano per l’HIV e io abbia la carica virale non rilevabile ma non ne sono convinto, perché lo ho sentito più volte parlare con altri medici di qualcosa che si chiama “attivatori del virus”; dicono che li assumo da decenni, senza però darmi una minima spiegazione su quali medicine siano, mi trattano come fossi incapace di intendere e volere. Ecco, presto capiranno quanto si sbagliano!

Non posso comunque dire che nella mia identità di Zach Nolan sia andato tutto perso, perché ho pure conosciuto un ottimo amico. Si chiama Adri e a detta di Ray Still è incaricato a proteggermi; è molto gentile e mi ha fatto capire che la mia sensazione di disagio nell’uscire allo scoperto è assolutamente nella norma e mi ha suggerito di scrivere più che posso perché solo raccontando la mia storia alla comunità riuscirò a tornare davvero libero.

Io comunque, malgrado la protezione, ho ancora paura di quel gruppo di mitomani sanguinari da cui Raymond ha sempre cercato di difendermi, a suo dire; vorrei capire se il dissanguatore di cui si parla tanto esiste davvero, se è una persona sola o più di una, ma nel caso spererei di non trovarmici faccia a faccia altrimenti è la volta che divento un serial killer pure io!

Vedremo, qualora esista forse è talmente invasato e fuori dalla realtà che posso convincerlo di parlare col mio fantasma, tendergli una trappola e farlo finire nelle mani della polizia. Intanto spero solo che il terribile mal di testa e la confusione se ne vadano, così posso iniziare a raccogliere i miei ricordi e sensazioni da condividere!


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DISCLAIMER

Le storie ambientate nel “Mondo Positivo” sono opere di pura fantasia e non rappresentano fatti o persone reali. Gli autori, attivi da tempo nella lotta a HIV e AIDS, utilizzano queste narrazioni per contrastare lo stigma legato all’infezione.

Si sottolinea che tali racconti non incoraggiano comportamenti dannosi per la salute ma la finalità è sensibilizzare sulla prevenzione educando al rispetto per le persone che vivono con l’HIV.


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