Che puzza, maledizione!

Da poco è passata la nettezza urbana a raccogliere i bidoni fuori dal CampusIbuol ma non è cambiato molto: c’è una puzza incredibile che non se ne vuole andare e Zach Nolan non la sopporta più.


Che puzza!

Il primo a lamentarsi è stato Antonio, il ragazzo non vedente; percepiva uno strano odore già la scorsa settimana provenire dalla lavanderia e non ci abbiamo dato troppo peso.

Spesso qualche studente o docente maleducato lascia lì il sacchetto dei rifiuti organici se si riempie nel giorno in cui gli addetti non passano, e quando succede è inevitabile sentir puzza di morte.

Ammetto di avere tante convinzioni sbagliate su chi non vede, difatti Antonio s’è arrabbiato quando gli ho fatto capire che forse sentiva odori lontani perché ha il senso dell’olfatto più allenato del nostro.

Mi ha pure chiesto se andavamo giù insieme dalle lavatrici, se io gli facevo da occhi lui mi avrebbe accompagnato dritto alla fonte dell’odore e si sono tutti messi a ridere insinuando che il ragazzo è furbo, per lui ogni scusa è buona per cercare di estorcere la positività direttamente a Freddie Mercury… E nessuno ne ha più parlato, perché tutta la nostra attenzione negli ultimi giorni si è concentrata su Raymond Still e la sua morte.

Antonio ha ragione!

Oggi invece rimpiango di non aver fatto qualcosa prima, maledizione! Mi sono svegliato e sono sceso in Aula POSifunzionale a far colazione con le ragazze del CSI. Mi ero messo d’accordo con Tatiana e ChaserCamilla per le canzoni del funerale, avrei dato loro la scaletta che avevo promesso ma appena ho varcato la soglia ho visto la recinzione protettiva dei distributori automatici chiusa con tre lucchetti.

Strano, di solito si apre subito col mio badge “GifterFreddie”, però stavolta non c’era verso e sono tornato indietro. Non l’avessi mai fatto! Lungo il corridoio eccola, la puzza.

Più mi allontanavo dall’aula, più aumentava: un passo dopo l’altro l’odore mi arrivava fino in gola, sentivo quasi il gusto della morte.

Che gusto ha la morte?

Ma che sapore ha la morte? Non lo so, l’ho vista sulla faccia e ne ho sentito l’odore quando sono stato in AIDS conclamato, per fortuna il povero Still mi ha portato qui a Bugliano altrimenti quell’odore sarebbe stato il mio.

In effetti sì, questa era proprio la puzza della morte! La riconosci subito quando la senti perché ti impregna i vestiti, ti avvolge fino a invaderti il cervello.

Mi sono rivisto per un attimo sdraiato sul letto della vecchia casa a Londra quando il mio ex marito Jim Hutton mi assisteva. Poi la voce di Ray, l’ago che si era avvicinato al collo, e più niente…

Il malore

Un passo, un altro, un capogiro mi ha colto di sorpresa e ho iniziato a tossire. Fortuna che l’ascensore era vicino, avevo assoluto bisogno di acqua per non svenire…

Invece niente: c’era una spia rossa! Bloccato, e la puzza era sempre più forte. Stai a vedere che c’è un animale morto lì dentro? O qualcosa di peggio, non voglio immaginarlo. Neanche ho avuto il tempo di girarmi per raggiungere le scale e salire a piedi, perché la testa ha iniziato a girarmi forte.

“Freddie! Ehi, Freddie, sveglia cazzo!” Apro gli occhi sentendomi chiamare. Com’è possibile che sia sdraiato su un letto quando fino a poco fa ero sulle scale? La puzza di morte, la spia, forse mi sono addormentato come un imbecille e ho avuto un incubo?

Mi alzo a sedere e respiro. Niente più cattivi odori ma vedo Adri e un uomo più anziano vestiti entrambi da poliziotti con una valigia in mano. “Da stanotte non dormirai più al campus, mi spiace!”

Perché, Adri, perché! Cos’è accaduto, devo nascondermi ancora? Voglio rimanere qui con la mia famiglia. Con Tatiana, soprattutto.

“Niente domande, Gifter! Vai col mio collega, cioè… Lui è Floyd Turnpike, il mio superiore.” Quando Adri mi chiama così vuol dire che la cosa è seria, solo questo ho capito.

Protezione, di nuovo!

L’altro uomo mi prende per mano e mi accompagna fuori, indifferente al mio imbarazzo; non lo conosco e mi tratta come se fossi un bambino piccolo anzi no, mi tiene per mano come fossi il suo compagno e porta un paio di guanti in lattice.

“Spero tu non abbia visto niente e sia svenuto prima, Zach. Lavoro in mezzo agli omicidi e vedo cadaveri da più di vent’anni, ma ti assicuro che quella scena ha sconvolto anche me.”

“No, no! Quando sono arrivato a soccorrerlo, l’ascensore era ancora chiuso.” Adri appoggia una mano sulla spalla di Floyd e l’altra sulla mia. “Per fortuna gli ho attivato il rilevamento cadute sull’orologio e la telefonata di allarme mi è arrivata subito! Non ha visto niente, capo, ma adesso portalo via!”

Maledizione! Io neanche volevo quel marchingegno, un orologio sempre connesso al telefono che mi manda le notifiche e ha una funzione automatica per chiedere aiuto della quale neanche ero a conoscenza! Hanno ragione Tatiana e Adri quando si lamentano perché odio la tecnologia, stavolta forse se non l’avessi avuta… No, non voglio pensare. Vorrei solo poter salutare tutti e specialmente scusarmi col povero Antonio, c’è il funerale di Ray fra meno di tre giorni, ma Turnpike non sente ragioni. “Ora vieni via Zach Nolan, e con me scordati il nome Freddie altrimenti sarai il prossimo morto.”

E se è una trappola? Se il mitomane fosse l’uomo di cui Adri più si fida? Mai vorrei scoprire che Floyd Turnpike è il dissanguatore quando ho già il coltello alla gola.

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