La rinascita

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24 novembre 1991, mondo reale: Freddie Mercury muore per AIDS all’età di 45 anni.

24 novembre 2021, Bugliano: è un giorno importante e pieno di emozioni per chi celebra la propria rinascita…

[A cura di: Zach Nolan]


24 novembre 2021. Libero, finalmente libero! Chi lo avrebbe mai detto? Quanto ho voglia di tornare su un palco, nei giorni scorsi ho avuto modo di capire che le mie abilità canore e musicali non sono state danneggiate dall’AIDS né da trent’anni di stop ma lo show può attendere perché ora ho qualcuno di cui occuparmi, Tatiana. Per lei non è facile aver scoperto a quasi 35 anni di essere mia figlia e io non so cosa darei per avere la capacità di descrivere le mie emozioni! Ci potrei riuscire con una canzone, forse.

Si è quasi arrabbiata perché non ho la più pallida idea di chi sia sua madre e sono tentato di risponderle male, non fosse per Raymond Still che è accanto a me e mi aiuta a rinfrescare la memoria.

Il primo ricordo

24 novembre 1991: era trascorso un giorno da quando il mondo aveva saputo che io ero in AIDS e me ne stavo sul letto pieno di dolori, senza alcun pentimento per la mia decisione; ero certo che la mia morte sarebbe stata imminente, cosa mi restava da perdere? Da due settimane non prendevo più gli schifosi inutili farmaci prescritti dal dottore e, nel male, sapevo che avrei presto smesso di soffrire. “Tu ora vieni con me!” Mi era sembrato di sentire un uomo parlare a bassa voce così avevo domandato al mio compagno Jim, rimasto sempre accanto a me, chi fosse entrato nella mia stanza ma lui non aveva risposto, limitandosi a bisbigliare con qualcun altro presente in casa, che io ero ormai devastato dalla demenza e sentivo voci inesistenti.

Il mio corpo era veramente indebolito dalla malattia perciò ho mantenuto la calma, ma avrei tanto voluto mandare al diavolo il mio fidanzato perché l’uomo misterioso continuava a parlarmi sostenendo di essere l’unico a poter salvarmi la vita. “Segui le mie istruzioni”, mi aveva detto. “E andrà tutto bene.”

In un momento di lucidità ero riuscito a riconoscere chi avesse parlato: era lui, Raymond Still, il sedicente scienziato che aveva promesso di curarmi e mi seguiva ovunque, lo trovavo ad ogni evento pubblico come uno stalker! “Ho il rimedio per la tua malattia, ma dovrai compiere enormi sacrifici.” Quelle erano state le sue parole prima di fare cenno al mio compagno di allontanarsi un attimo.

Com’era possibile, di nuovo? Erano quattro anni che facevo sacrifici e negli ultimi mesi avevo rinunciato pure alla musica. Cosa mi stava chiedendo ancora!

In quel momento mi ero convinto che volesse uccidermi. I dottori mi avevano dato poche settimane e allora giorno più giorno meno cosa cambiava? Appena avevo chiuso gli occhi, mi era sembrato di sentire una potente scarica elettrica dalla testa ai piedi. L’ultima cosa che avevo chiaramente avvertito era la puntura di un ago alla base del collo e poi… Il vuoto.

Sì, davvero, non ho ricordi dei momenti successivi. Ancora oggi non sono in grado di stabilire se quella sera fossi rimasto incosciente per minuti, ore, giorni o addirittura settimane; quando ho ripreso i sensi però, stavo in aereo con una maschera sul volto e Ray Still mi chiedeva: “Zach, tutto bene?”
Non direi, a iniziare dal nome! Perché Zach se io mi chiamo Freddie?

“Questa è la tua rinascita come uomo e come gifter,” mi disse soddisfatto il ricercatore. “Anche se il mondo ti crederà morto, tu sei e sarai una leggenda. Il tuo talento non morirà mai, fidati di me! Vivrai per sempre nel DNA dei tuoi ammiratori.”

E ora, 24 novembre 2021, ancora devo capire cosa Ray intendesse con la storia del “gifter” e “DNA” ma ho tutta l’intenzione di ritrovare il mio passato recuperando anche il tempo che ho perso coi miei cari lasciati indietro, Tatiana compresa.

Zach … No, Freddie.

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